ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Far fiducia ai figli


Domenica voterò un doppio no. Le ragioni sono diverse. Qui ne ricorderò una sola.
Sono papà di due figlie e di due figli. Ciascuna e ciascuno di loro ha frequentato la scuola pubblica. Infatti mandarli a una scuola privata mi sarebbe parso un atto di sfiducia nei loro confronti. Sarebbe stato come dire loro: « Di voi non mi fido. Non mi fido abbastanza. Ho paura che il confronto con ragazzi e ragazze che hanno una mentalità e uno stile diverso dal vostro modifichi il vostro atteggiamento e lo rovini. Ho paura che, confrontati con docenti che la pensano diversamente da me, non crediate più nella validità di quanto avete vissuto in casa con la vostra mamma e con me ».
Incontrare persone che hanno una diversa visione del mondo e della vita, e crescere con loro è - a mio parere - qualcosa di fondamentale. Spesso mi sono trovato con persone che hanno frequentato scuole religiose (cattoliche e non cattoliche); mi sono trovato anche con persone che frequentavano la scuola coranica. E non erano necessariamente persone chiuse, con i paraocchi. Però mi hanno lasciato un senso di tristezza. Non valeva forse la pena - in vista della loro formazione umana o religiosa - far fiducia a questi ragazzi e a questa ragazze? E quando dico far fiducia, intendo parlare di una fiducia radicale, che non ha bisogno di ricorrere a puntelli, che non vuole costruire attorno ai figli un ambiente fatto su misura; intendo parlare di una fiducia che non ha paura di un confronto aperto, magari anche un po’ spregiudicato.
E’ così, all’interno di uno spazio pluralista, che si cresce e si diventa adulti. E’ così che si può imparare - esistenzialmente - che l’altro è una ricchezza e la diversità un valore.
Una parte importante della mia vita la passo lavorando in un paese (il Burundi) dove la guerra civile è di casa e dove gli ideali della purezza (o pulizia) etnica e religiosa vengono sbandierati. Lì regolarmente tocco con mano quanto sia difficile permettere ai giovani esperienze aperte alla differenza e incentrate sul valore del pluralismo. E qui da noi, dove il passato ci ha regalato una scuola pubblica, spazio pluralista e palestra di democrazia, dovremmo abdicare? Dovremmo ridimensionare questo spazio di confronto, questa scuola che è come una piazza aperta, dove la differenza è il valore più grande?
Dovrei dire alle mie figlie e ai miei figli, ai miei studenti e alle mie studentesse, che la fiducia riposta in loro è ingiustificata?