Scuole private/scuole pubbliche: il 18 febbraio si voterà su questioni finanziarie, ma il dibattito in corso quasi mai rimane confinato nell'orbita contabile. Il che è facilmente spiegabile: l'organizzazione degli studi riguarda tutti, giovani docenti genitori. Ciascuno, nel suo specifico ruolo o collocazione nella società, si è formato un'opinione, riandando col pensiero all'esperienza vissuta, alle conoscenze acquisite, alla preparazione ricevuta, all'umanità degli insegnanti. Ogni cittadino si esprimerà essenzialmente sulla scorta di queste considerazioni e non tanto sulle implicazioni economiche. Daniele Besomi, in un volumetto pubblicato dalla nuova casa editrice Messaggi Brevi, ha voluto invece concentrarsi sull'"economia dell'educazione", a partire dai classici Smith e Mill, a suo dire molto meno liberisti, ossia paladini del "laissez faire", di quanto vadano sostenendo i loro stanchi apologeti odierni. La tesi di Besomi è la seguente: l'istruzione non è una merce come le altre, il mercato dell'educazione non è una fiera della compravendita. E' quindi sbagliato estendere, "per analogia", i ragionamenti sulla concorrenza perfetta alle istituzioni scolastiche. Chi ha adottato questo approccio (Gran Bretagna e Stati Uniti su tutti) ha finito per sottrarre risorse al settore pubblico, favorendo le istituzioni private: "la scuola pubblica volge in uno stato deplorevole proprio a causa della concorrenza soffocante della scuola privata, che assorbe buona parte delle risorse intellettuali e finanziarie a disposizione dell'intero sistema educativo". L'autore non sottace i limiti di cui soffre il sistema scolastico pubblico, specie nei paesi di lunga e consolidata tradizione centralizzatrice (rigidità, burocrazia, demotivazione del corpo insegnante), e tuttavia esclude che quello privato possa sostituirlo validamente senza creare ulteriori ingiustizie. Daniele Besomi è un ricercatore noto ai lettori di "Azione". I capitoli formanti il libriccino sono originariamente usciti sotto forma di articoli sulle pagine del settimanale della Migros. Besomi non fa mistero delle sue posizioni, chiamando a supporto una nutrita schiera di studiosi dell'area anglosassone. L'intenzione è quella di contribuire al dibattito in corso dal lato della teoria economica, invitando i contendenti a non sottovalutare le esperienze finora compiute al di fuori dei confini nazionali. In questo senso, è da accogliere come un contributo "militante", certamente di parte ma fondato su dati e indagini empiriche.
Daniele Besomi, "Gli economisti e la scuola. Breve rassegna sull'economia dell'educazione", Messaggi Brevi, Bellinzona