ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Il prezzo dell'italiano in Svizzera


Non è certo la prima volta che tento, anche su queste pagine, di spezzare una lan­cia in favore del plurilinguismo in Svizzera, come fondamento di un'identità nazio­nale (vedi ad esempio l'articolo Italianità e plurilin­guismo in Ticino di qualche mese fa). I pretesti per richiamare l'attenzione sulla difesa della lingua e della cultu­ra italiane a livello federale potrebbe­ro essere molti, ma questa volta la fac­cenda sembra farsi più seria. Si trat­ta, naturalmente, del pacchetto di ri­sparmio del Canton San Gallo, che propone chiaramente di abolire l'ita­liano dalle materie principali delle medie superiori, visto lo «scarso inte­resse» che questa lingua suscita.
Per fortuna la notizia ha fatto un cer­to scalpore anche sulla stampa tici­nese, ma questo specialmente grazie all'iniziativa della Pro Grigioni ita­liano che ha lanciato una petizione con una raccolta di firme per impe­dire che questo accada.
Ed è proprio questo che fa riflettere. Non sarebbe compito del nostro Go­verno, delle nostre autorità scolasti­che, reagire immediatamente e in mo­do inequivocabile contro una deci­sione che rischia di far scuola anche in altri cantoni d'oltre Gottardo, mi­nando così alla base l'esistenza del­l'italiano come lingua ufficiale del Paese? Chi, se non il Governo ticine­se, ha la facoltà, anzi, il dovere, di insorgere contro una simile decisio­ne con una protesta formale? Lasciar­ne il compito alle associazioni cultu­rali, e tanto più del Grigioni, signifi­ca lavarsene le mani, dimostrando così in quale misura la responsabili­tà di questo «scarso interesse» rica­da anche (e specialmente) su di noi. Già a livello cantonale la cura e l'in­segnamento dell'italiano non credo siano il fiore all'occhiello della nostra scuola, se si giudica dal livello sem­pre più scadente della lingua tanto parlata quanto scritta. Come stupir­si dunque che gli altri cantoni non se ne interessino, se non siamo capaci noi stessi di portarne alta la bandie­ra? Non basta fregiarsi di apparte­nere alla schiera della lingua di Dan­te se fra i nostri giovani ben pochi so­no quelli che ancora sanno chi mai questo signor Dante fosse.
La più che riprovevole decisione del Canton San Gallo non è che la con­seguenza diretta delle nostre stesse mancanze, e che sia stata la Pro Gri­gioni italiano la prima a reagire prontamente la dice lunga sulla len­tezza e il fondamentale disinteresse delle nostre autorità politiche di fron­te a una questione di tale importan­za. Altre associazioni culturali stan­no prendendo la parola. A quando una reazione ufficiale da parte del Governo?
Quanto costa l'italiano? Il risparmio di 250 mila franchi in tempi di crisi vuol giustificare questa decisione. È vero: «la cultura non rende»; ma quanto questo luogo comune sia stu­pido e poco lungimirante lo stanno già pagando i nostri figli, e i nostri nipoti e pronipoti ne pagheranno un prezzo ancora più alto.
È chiaro che se lasciamo a Berlusco­ni il compito di difendere l'immagi­ne dell'italianità nel mondo non pos­siamo che rallegrarci dello «scarso in­teresse» che i giovani d'oltre Gottar­do dimostrano per la nostra lingua; ma, perlomeno in Svizzera, non do­vremmo f ar presa proprio sul fatto che il Ticino non è l'Italia, che l'ita­liano non è una lingua «straniera» ma la quarta parte della cultura qua­drilingue del nostro Paese?
Voci nel deserto, queste, fintanto che alle belle parole sancite dalla Costi­tuzione non facciano seguito atti con­creti che ne garantiscano e assicuri­no le fondamenta reali.